MARINA MILITARE: ARCHEOLOGIA NEL CASTELLO. INAUGURAZIONE DELLA SALA DUMAS-MANSCOURT.

Fonte: Comando Marittimo Sud

Giovedì 14 luglio, alle ore 10.00, presso il Castello Aragonese sarà inaugurata, nella “Sala Dumas”, una esposizione di reperti archeologici proveniente dagli scavi condotti recentemente dalla Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio Culturale subacqueo in alcuni ambienti del Castello.

Da molti anni, infatti, la Soprintendenza e la Marina Militare operano di concerto per la tutela e la valorizzazione dei numerosi ritrovamenti messi in luce a seguito degli interventi di restauro architettonico degli ambienti della fortificazione aragonese.

La mostra ospitata nella Sala Dumas- Manscourt del Castello Aragonese, promossa dal Rotary Club Magna Grecia di Taranto e coordinata dalla dott.ssa Laura Masiello, funzionario archeologo della Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo, si avvale degli studi degli archeologi Federico Giletti, che da anni conduce le attività di scavo stratigrafico nel Castello, e Sabrina Grassi, alla quale si deve la scelta delle ceramiche esposte.

Le professionalità archeologiche operanti sul sito hanno potuto contare sul prezioso ausilio di personale militare e civile della Marina che, sempre sotto la supervisione della Sovrintendenza, presieduta dalla dottoressa Barbara Davidde, hanno prodotto una sinergia capace di restituire al mondo ed alla storia resti preziosi tanto sul piano dell’uso quanto su quello della produzione.

Il progetto espositivo si pone l’obiettivo di rendere evidente l’importanza di una serie di oggetti di vita quotidiana in grado di aprire una finestra sul passato, rendendo una serie ricchissima di informazioni alla portata di tutti.

Approfondimenti:

Accanto alla funzione difensiva, che ha costituito, sin dalla fase greca di fine IV-III secolo a.C., la destinazione d’uso prevalente del Castello, la prosecuzione degli scavi nei locali posti nel settore sudorientale del cortile ha portato alla scoperta, nell’ambiente 20, di un pozzo che, legato in origine allo smaltimento delle acque reflue, si trasforma, nel corso del XVIII secolo, in un butto nel quale sono confluiti i “rifiuti” del tempo.

Ceramiche fini da mensa, recipienti per la cottura dei cibi, anfore e brocche in ceramica invetriata e in maiolica, semplice vasellame privo di rivestimento, lucerne e pitali costituiscono le componenti principali del “butto”, materiali attraverso i quali è possibile indagare le abitudini, il regime alimentare, la vita quotidiana, l’economia di un luogo, leggendo il “butto” nella sua complessità.

 

@ Comando Marittimo Sud

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