Fonte: militarywatchmagazine.com
Nella notte del 30 agosto, l’esercito statunitense ha lanciato oltre 80 missili terra-aria del sistema MIM-104 Patriot contro i missili balistici iraniani in arrivo in Giordania, utilizzando due batterie dislocate ad Ansbach, in Germania. Sono stati effettuati quasi quattro lanci di Patriot contro ogni missile iraniano, e la stragrande maggioranza dei lanci, ripresi dalle telecamere, ha colpito i bersagli. Si stima che ogni intercettore Patriot costi dalle quattro alle cinque volte di più dei missili balistici iraniani utilizzati nell’attacco. L’operazione ha evidenziato una sfida crescente per i sistemi di difesa missilistica americani, poiché gli attaccanti possono imporre costi sproporzionati costringendo i difensori a impiegare un numero limitato di intercettori.
L’Iran ha lanciato il suo attacco contro le basi statunitensi in risposta a un attacco americano contro installazioni navali iraniane, che ha causato numerose vittime. Secondo alcune stime, l’impiego di oltre 80 intercettori PAC-3 in un singolo scontro rappresenta più del dieci percento dell’intero arsenale americano, in un momento in cui gli intercettori scarseggiano in tutto il mondo occidentale, principalmente a causa del loro massiccio utilizzo contro l’Iran, ma anche per le ingenti donazioni all’Ucraina. Mentre fonti del governo statunitense hanno affermato che gli attacchi iraniani non hanno causato danni alle installazioni, filmati da terra e immagini satellitari hanno confermato i danni, alimentando le preoccupazioni di lunga data sulla limitata efficacia del sistema Patriot.
Gli attacchi iraniani sono stati descritti come pianificati secondo una strategia di esaurimento degli intercettori, che ha sfruttato ingenti scorte di missili di prima generazione come lo Shahab 3, acquistati negli anni ’90. L’Iran non ha necessariamente bisogno che ogni missile balistico raggiunga il suo obiettivo se i missili costringono le batterie statunitensi a lanciare più intercettori in risposta. Se diversi intercettori vengono lanciati contro singoli missili in arrivo, il numero di armi difensive consumate può superare rapidamente il numero di armi offensive che effettivamente penetrano le difese.
Gli Stati Uniti hanno avviato gli attacchi contro l’Iran a febbraio, quando il loro arsenale di intercettori per i sistemi Patriot era già gravemente ridotto, con scorte che, secondo quanto confermato a luglio 2026, si erano ridotte a solo il 25% del volume ritenuto necessario dal Pentagono. Diverse fonti occidentali hanno confermato il 5 marzo 2026 che l’esercito statunitense aveva impiegato oltre 800intercettori dei sistemi Patriot in soli cinque giorni di scontri con le forze iraniane. La carenza era tale che, a marzo, gli Stati Uniti sono stati costretti a richiedere rifornimenti di intercettori alla Polonia per ricostituire le proprie scorte, dopo l’estremo esaurimento dell’arsenale.
Gli Stati Uniti sono stati costretti a rispondere alla grave carenza di intercettori e altri missili con la sospensione delle forniture di armi ai partner strategici in Asia e in Europa, e con il ritiro di un’ampia gamma di risorse dal teatro del Pacifico, inclusi i sistemi THAAD e Patriot in Corea del Sud. L’Iran ha utilizzato una vasta gamma di missili e droni per colpire obiettivi, con i bersagli prioritari colpiti da missili più complessi e costosi, come il Fattah 2, che integra un veicolo planante ipersonico quasi impossibile da intercettare. Il quotidiano israeliano Haaretz ha confermato a fine marzo, che l’80% dei missili iraniani lanciati contro obiettivi israeliani ha colpito con successo, indicando che le basi statunitensi in Europa, molto meno difese, potrebbero essere altamente vulnerabili.
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