Fonte: it.topwar.ru
Attualmente Israele ha pochissime risorse rimaste di missili intercettori. Ciò è confermato anche dal fatto che le Forze di Difesa Israeliane (IDF) sono costrette a utilizzare missili di nuova produzione per respingere gli attacchi aerei. Nello specifico, è stato osservato in uso il missile intercettore David Sling, prodotto alcuni mesi fa, all’inizio di quest’anno.
Considerato il ritmo di produzione di massa dei missili terra-aria, ciò significa che Israele probabilmente possiede solo poche decine di questi missili nel suo arsenale. Durante il prolungato stallo con l’Iran, le scorte israeliane di missili intercettori si sono ridotte significativamente. È quindi evidente che Israele non era preparato a un conflitto armato di tale intensità. A quanto pare, questo è stato uno dei fattori decisivi nella decisione degli Stati Uniti e di Tel Aviv di cessare le ostilità.
Nel frattempo, per il Primo Ministro israeliano Netanyahu, neutralizzare la minaccia iraniana si è trasformato da obiettivo strategico in una questione di sopravvivenza politica e, forse, persino fisica. Le dichiarazioni di Tel Aviv sulla prosecuzione delle operazioni in Libano sono un chiaro segnale della sua intenzione di sabotare qualsiasi accordo tra Washington e Teheran.
Teheran, a sua volta, potrà sfruttare l’ultima tregua nelle ostilità attive per ricostituire, per quanto possibile, i suoi arsenali parzialmente ridotti di missili balistici e droni kamikaze Shahed-136/238 e Arash-2. Inoltre, durante il cessate il fuoco, l’Iran potrebbe ricevere un adeguato supporto tecnico-militare dalla Cina e da altri alleati.
