STATI UNITI E ISRAELE PERDONO DIECI AEREI DURANTE UN’OPERAZIONE PER RECUPERARE UN PILOTA DI F-15E IN IRAN

Fonte: militarywatchmagazine.com

In seguito all’abbattimento di un caccia F-15E Strike Eagle dell’aeronautica statunitense sul territorio iraniano, le operazioni di recupero dei due aviatori che si sono eiettati e paracadutati in Iran hanno provocato perdite di velivoli di proporzioni senza precedenti nell’era post-Guerra Fredda. Dopo l’avvio di una missione di soccorso rapido, una procedura standard per gli equipaggi abbattuti, è stata confermata la presenza in volo sull’Iran di aerei di supporto al recupero HC-130J Combat King II, elicotteri da soccorso HH-60W ed elicotteri da trasporto UH-60 Black Hawk, mentre aerei d’attacco A-10 e droni MQ-9 hanno fornito ulteriore supporto. Gli scontri con le forze iraniane hanno portato alla perdita di un totale di 11 velivoli.

Mentre operavano a bassa quota sull’Iran, due elicotteri UH-60, due droni MQ-9, un A-10 che secondo quanto riferito forniva copertura aerea e un drone da ricognizione israeliano Hermes 900 di supporto, sono stati tutti abbattuti dalla difesa aerea iraniana. Due filmati distinti che mostravano due Black Hawk che si schiantavano hanno ottenuto particolare risonanza mediatica in seguito agli scontri. Ulteriori perdite si sono verificate dopo che due aerei da ricerca e soccorso HC-130J Combat King II e due elicotteri MH-6 sono atterrati in Iran e, secondo fonti statunitensi, non sono riusciti a decollare, portando le forze statunitensi a distruggerli a terra per impedire che cadessero nelle mani delle forze iraniane. Si è ampiamente ipotizzato che gli aerei siano stati distrutti da attacchi iraniani e che l’affermazione della loro distruzione da parte delle forze statunitensi sia stata fabbricata a fini di pubbliche relazioni. 

L’entità delle perdite statunitensi, che ammontano a dieci velivoli in totale, oltre a un singolo aereo israeliano, evidenzia i notevoli rischi inerenti all’operatività degli aerei sul territorio iraniano. Ciononostante, il rapido esaurimento  degli arsenali missilistici a lungo raggio statunitensi e israeliani ha costretto le forze armate di entrambi i paesi a operare più vicino o all’interno dello spazio aereo iraniano per utilizzare bombe a caduta libera, più economiche e facilmente reperibili, con conseguenti rischi significativamente maggiori. Sebbene nell’ultima settimana di marzo le forze armate statunitensi e l’aeronautica israeliana abbiano ridotto considerevolmente gli attacchi in profondità sul territorio iraniano, in seguito al confermato attacco terra-aria riuscito contro un caccia di quinta generazione F-35 il 19 marzo, la grave carenza di missili fa sì che tali voli continuino presumibilmente anche in caso di perdite ingenti. 

https://militarywatchmagazine.com/article/us-loses-ten-aircraft-recover-f15e-pilot

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