INTENA: CONOSCERE L’ISLAM PER FRONTEGGIARLO

Fonte: la redazione

Riceviamo, e con piacere pubblichiamo, una lettera dall’Associazione INTELLIGENZE NATURALI -INTENA- che persegue finalità di carattere storico, culturale e sociale, con l’obiettivo di studiare, tutelare, promuovere e diffondere la cultura, la storie e le tradizioni italiane con particolare riguardo alla salvaguardie delle radici cristiane.

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Ogni giorno, sotto forme diverse che vanno dai fatti malavitosi, agli argomenti politici, a quelli religiosi e soprattutto ai fatti legati alle varie guerre nel mondo, si sente parlare di immigrazione e di culture diverse. Spesso, in prima pagina, queste notizie vengono percepite dalle persone come pura e semplice cronaca anche perché sembrano far parte di argomenti separati, non necessariamente collegabili tra di loro e come tali valutati in modo superficiale e senza un adeguato approfondimento.

Ciò induce ad un errore di fondo: il non rendersi conto che a fattor comune esse hanno quasi sempre una “cosa” che si chiama Islam.

Proprio per questo motivo dovrebbe nascere in tutti noi il desiderio di documentarsi per capire in profondità di che cosa si tratta e quale sia il pensiero che lo alimenta. Si mette tra virgolette la parola “cosa”, indefinita, vaga o generica che dir si voglia, perché proprio documentandosi ci si è posti delle domande che paiono banali ma che banali non lo sono.

Che cosa è l’Islam? L’Islam è o non è una religione? Perché all’Islam sono spesso collegati i fatti terroristici?

Si è così fatto riferimento alle sue fonti dottrinali che sono il Corano (la parola di Allah), la Sira (la biografia di Maometto) e gli Hadith (le tradizioni di Maometto) e si è consolidata in noi la convinzione che considerarla una religione nel senso lato della parola non sia propriamente corretto in quanto si tratta soprattutto di un insieme di norme, regole, disposizioni che sono categoriche e che spesso prevedono violenza e morte per sopraffare tutto ciò che è in disaccordo con il loro enunciato.

In sintesi, l’Islam non è assimilabile ad una religione ma ad un sistema di civiltà ibrido e completo, con componenti più politiche che religiose, è anche sottomissione così come significa la traduzione letterale della parola Islam.

Sembra in effetti che Corano, Sira e Hadith siano strumentali per giustificare le azioni del profeta Maometto e l’obiettivo che si era prefisso nel 610 – 632 d.C.: la conquista del mondo.

Si, avete capito bene, diciamo “la conquista del mondo” e non è un personale pensiero o valutazione ma è semplicemente ciò che è scritto nero su bianco nei testi sopra enunciati.

L’Islam, pur se al suo interno è ideologicamente diviso tra Sunniti e Sciiti (e non solo), ha sicuramente di unificante un obiettivo finale che è chiaramente stabilito dal Corano, la creazione della Umma, ovvero di un mondo che sia totalmente casa (dar) dell’Islam (dar al Islam) e, quindi, finalmente casa della pace (dar al salam) quando si sarà convertito all’Islam l’ultimo essere umano. A quando, questa pace islamica? Non si sa, il fattore “tempo” non è infatti così importate come in Occidente. Quindi, da più di 1400 anni tutto ciò che non è ancora dominato dall’Islam rimane dar al harb, casa della guerra, ma l’obiettivo di arrivare alla Umma resta immutabile. Di tregua (hudna) in tregua, di guerra (harb) in guerra, il “tempo che ci vuole” nel mondo islamico non può mai essere bun concetto finito.

E questo è facilmente appurabile perché ce lo insegna la storia che è piena di avvenimenti che vedono una contrapposizione netta tra il mondo islamico e tutto ciò che non è islamico, con particolare riferimento al mondo giudaico – cristiano, fatti storici senza i quali noi europei saremmo già stati sopraffatti da molto tempo. Tralasciando gli avvenimenti meno importanti, anche perché innumerevoli, si ricordano quelli più significativi: Poitiers quando Carlo Martello sbaragliò nel 732 gli arabi di Abdal Rahman rendendo possibile una Europa di matrice cristiana, la Riconquista spagnola durata più di cinquecento anni e terminata nel 1492 quando Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia sconfissero l’emiro di Granada liberando definitivamente la penisola iberica dalla dominazione islamica, la battaglia navale di Lepanto del 1571 quando le flotte cristiane della Lega Santa annientarono quelle musulmane dell’Impero Ottomano, la vittoria di Vienna del 1683 quando rompendo l’assedio alla città fu impedito definitivamente all’esercito ottomano di Kara Mustafa Pascià di dilagare in Europa, senza dimenticare le ben otto Crociate per liberare la Terra Santa dal 1096 al 1291 quando cadde Acri, l’ultimo baluardo della cristianità nella terra che ne vide la nascita.

Per i casi meno importanti chiunque di noi ne ha semplice ed evidente testimonianza solo ponendosi la domanda del perché il litorale della penisola italiana fu costellato nel medioevo di torri fortificate di segnalazione per dare l’allarme all’arrivo dei pirati che in massima parte erano turchi. Torri che ancora oggi in grande maggioranza sono in piedi come monito evidente per chi ha occhi per vedere e testa per ragionare. Così come ce lo ricorda la Chiesa di Santa Maria dei Martiri ad Otranto situata sul colle della Minerva dove avvenne il massacro della popolazione otrantina l’11 agosto del 1480 per non aver rinnegato la religione cristiana.

Ma ritorniamo a parlare dei contenuti dei testi dottrinali anzidetti perché dopo aver parlato della Umma è bene conoscere ciò che deve essere posto in essere per arrivare ad essa ovvero la Sharia e il Jihad che sono i fondamentali dell’Islam. La Sharia è la legge, il regolamento giuridico, il caposaldo che stabilisce i doveri religiosi come la preghiera il digiuno e così via, il diritto di famiglia come il matrimonio, i divorzi, le eredità, il diritto penale, quello commerciale e comportamentale che si sintetizza in un complesso sistema legale e morale che è al di sopra delle leggi laiche di qualsiasi Stato. Sebbene il grado di applicazione e la sua interpretazione varino notevolmente da stato a stato islamico, essa è la guida base dei musulmani perché nel significato metafisico è considerata la legge di Allah.

Il Jihad (sforzo) è il mezzo per imporre la Sharia ed arrivare alla Umma. E’ la guerra a tutti i miscredenti, in arabo Kafir, ovvero a tutti coloro che non sono musulmani e non si sottomettono ad Allah e Maometto.

I Kafir sono odiati (C 40:35), i peggiori esseri del creato (C 98:6), derisi (C 83:34), disonorati (C 37:18), puniti (C 25:77), vittime di trame a loro discapito (C 86:15-17), sottoposti a terrore (C 8:12- 14), attaccati con atti di guerra di varia natura (C 9:29), decapitati (C 47:4), mutilati (C2:191),annientati (C 6:45), uccisi (C 4:91), crocifissi (C 5:33), assassinati (C 33:61), violentati (Sira, Ibn Ishaq 759).

Il riferimento in particolare agli ebrei ed ai cristiani è esplicito (C 9:29, 5:21, 4:17, Hadith, Muslim 1767a) e per quanto riguarda gli ebrei ancora più esplicito. “Il Messaggero di Allah (Maometto) disse: l’ora non sarà stabilita finché non combatterete con gli Ebrei, e la pietra dietro la quale si nasconderà un Ebreo dirà: o Musulmano! C’è un Ebreo nascosto dietro di me, uccidilo” (Hadith, Bukhari 2926).

Ecco altri versetti più generici ma significativi: chiunque abiuri la sua religione islamica, uccidetelo (Sahih Al Bukhari 9:57), assassinate gli idolatri ogni dove li trovate, prendeteli prigionieri e assediateli e attendeteli in ogni imboscata (Sura 9:5), un mussulmano può uccidere ogni persona che desidera se è per giusta causa (Sura 6:152), prendete l’infedele ed incatenatelo ed esponetelo al fuoco dell’inferno (Sura 69:30), instillerò il terrore nei cuori dei non credenti, colpite sopra il loro collo e tagliate loro la punta di tutte le dita (Sura 8:12), un musulmano deve gioire delle cose buone che ha guadagnato con il combattimento (Sura 8:69).

Non c’è proprio di che stare tranquilli e se ne ha dimostrazione con le attuali stragi di cristiani in Nigeria, tanto per fare un esempio, e nel fatto che la quasi totalità dei gruppi terroristici attivi nel mondo sono di matrice islamica, così come i fatti singoli di quelli che erroneamente vengono considerati degli squilibrati e che sono perpetrati col grido “Allah è il più grande” (Allahu Akbar). Quello che accade in Italia ed è documentato dimostra inoltre che vi è un proliferare di organizzazioni islamiche che operano per il rafforzamento ideologico della dottrina islamica creando un sistema parallelo tramite la creazione di centri culturali e moschee abusive in barba alla nostra Costituzione e anche al Codice Penale.

Poiché il terrorismo ha un effetto boomerang essendo troppo sconvolgente essendo percepito da chi lo subisce come qualcosa che va combattuto e debellato, viene posta in essere dall’Islam una strategia molto più tenue ma efficace che si basa col porre in essere azioni lente nella loro esecuzione ma costanti e continue. E’ la Hijrah (migrazione), una sorta di obbligo, e non certo quindi un atto spontaneo di fusione culturale, che prevede di migrare verso terre non musulmane con lo scopo di diffondere l’Islam e stabilirlo come sistema dominante. L’ideologo dei Fratelli Musulmani Yusuf al-Qaradawi è stato molto chiaro riguardo a ciò: “Conquisteremo l’Europa, conquisteremo l’America, non con la spada, ma attraverso la Da’wah (proselitismo) e l’Hijrah.”

Negli Stati dove si trasferiscono, i musulmani chiedono in breve i ricongiungimenti familiari che consentono loro di moltiplicare la loro presenza. Successivamente iniziano con il costruire la moschea per riunirsi in preghiera e centri culturali laddove la moschea non c’è, questo al fine di costituire una enclave che possa crescere e prosperare, approfittando e sfruttando l’assistenza sociale che gli Stati ospitanti elargiscono alla popolazione. In tali moschee e centri culturali diffondono e predicano quello che è scritto nei testi dottrinali islamici, testi che vengono ritenuti, proprio perché originati dal loro Dio e dal loro profeta, superiori a qualsiasi cosa. E’ così che predicano, diffondono ed arrivano ad imporre la Sharia, fregandosene delle regole dello stato ospitante ma soprattutto sfruttando proprio la permissività di queste regole. Si danno agli episodi inquietanti come il taharrush gamea, la pratica degli abusi sessuali di gruppo contro le donne, giustificandoli come punizione per un presunto comportamento immorale.

Se lo stato ospitante cerca di contrastare questo modus operandi si identificano come vittime di una sorta di discriminazione religiosa e anche di razzismo perpetrato nei loro confronti, facendo leva sul “buonismo” di cui ognuno di noi occidentali è permeato, al punto che è stato coniato il termine islamofobia come se fosse cosa estremamente negativa opporsi all’Islam. Sanno benissimo che la democrazia, pilastro dell’occidente, la libertà di pensiero ed il laicismo sono il nostro punto debole e artefici del nostro lassismo, del resto siamo noi occidentali che abbiamo perso i valori della cristianità su cui si fondano le nostre radici ed il lume della ragione anche per chi è ateo.

Il loro modus operandi prevede una totale dissociazione dal paese ospitante finalizzata a prenderne il controllo resistendo alle autorità locali, fronteggiandole spudoratamente, consapevoli che non verrà utilizzato nei loro confronti nessun sistema coercitivo fino anche all’uso della forza. Non va dimenticato che viene da loro utilizzato anche l’esercizio della paura e della forza per imporre l’Islam e di esempi ne sono piene le cronache. Del resto se i sedicenti Imam predicano che chi uccide e muore per Allah va in Paradiso ed avrà a disposizione 72 vergini, acqua ed ogni ben di Dio (Sunan Ibn Majah, libro 37 Hadith 4337, Sura 55-56 Corano, anche se il numero specifico di 72 non appare) capite bene che è facile fare presa sui disperati, gli incapaci di intendere e volere e non solo oserei dire.

E che dire del fatto che i musulmani recitano questa preghiera, perché così è prescritto (prima sura del Corano denominata Al-Fatiah): “guidaci sulla retta via, la via di coloro che hai colmato di grazia, non di coloro che sono incorsi nella tua ira, né degli sviati”.

Come ci ricorda lo scrittore ed ex musulmano Magdi Cristiano Allam è proprio il Corano in lingua italiana a cura dell’UCOII (Unione delle Comunità e Organizzazioni Islamiche Italiane) che ci dice che quando a Maometto fu chiesto: “Oh inviato di Allah, chi sono coloro che sono incorsi nella tua ira?” Maometto rispose:” I Giudei” E chi sono gli sviati?” Maometto rispose: “I Cristiani”. Questo significa che tutti i musulmani che pregano cinque volte al giorno, nell’arco di queste cinque preghiere, per 17 volte al giorno condannano di miscredenza gli ebrei e i cristiani.

Un fatto molto grave va rammentato, ovvero che chi si oppone all’Islam è oggetto di condanna a morte (fatwa). Ne è per esempio fatto oggetto proprio Magdi Cristiano Allam e come lui tutti coloro che lasciano l’Islam o che criticano Allah e Maometto, che si oppongono alla Sharia o che sono di grosso ostacolo all’espansionismo dell’Islam. Nel merito è il caso di ricordare che anche l’ex Sindaco di Monfalcone Anna Maria Cisint è costretta a vivere sotto scorta perché minacciata di morte.

Anche ciò che disse il filosofo e teologo San Tommaso D’Aquino cinque secoli fa nei suoi dialoghi con l’Islam nella sua opera “Summa contro Gentiles” appare tuttora di stringente attualità; opera nella quale tentò di confrontarsi con il pensiero islamico per difendere la fede cristiana.

Alla luce di quanto sin qui esposto si può affermare che sia quantomeno plausibile ritenere che l’Islam non possa essere considerata una religione perché i suoi fondamentali sono l’odio e l’uso della violenza per dominare, sottomettere e financo uccidere i miscredenti; così come non sia compatibile la Sharia con gli ordinamenti degli stati democratici e non sia compatibile la convivenza con le altre religioni. E’ giunta l’ora di dire chiaramente che questo modus operandi è inaccettabile, pericoloso, impresentabile e antitetico a qualsiasi stato dove vige la democrazia, la libertà di culto, il libero pensiero, il diritto, lo stato sociale.

Insomma, il fenomeno Islam a cui assistiamo è molto più complesso, delicato e sensibile di quanto non vogliano far credere i mass media, i governi, i grossi operatori finanziari. Loro ragionano con parametri lontani da quelli del comune cittadino, del resto hanno interessi totalmente dissimili checché se ne dica.

Se è pur vero che la nostra Costituzione garantisce la libertà religiosa, essa però pone dei limiti al rispetto dei diritti fondamentali e dei principi dell’ordinamento giuridico come la giurisprudenza italiana ha più volte sancito ribadendo la prevalenza dei principi costituzionali sulle norme della Sharia. La legge italiana è laica e non ammette l’applicazione di “leggi religiose”.

I punti di contrasto con le normative vigenti in Italia riguardano:

● Articolo 3 della Costituzione Italiana – Principio di uguaglianza, perché la Sharia, nelle interpretazioni autentiche, prevede la disparità di trattamento tra uomini e donne, in particolare in materia di diritto di famiglia e successioni. La Costituzione italiana sancisce l’uguaglianza di tutti i cittadini senza distinzione di sesso.

● Articolo 8 della Costituzione Italiana – Principio di laicità dello Stato – la Costituzione Italiana afferma la separazione tra Stato e Chiesa, garantendo la libertà di culto e l’uguaglianza di tutte le confessioni religiose. La sharia, invece, è un tutt’uno con la religione, il che viola il principio di laicità.

● Articoli 13, 14, 15 della Costituzione e sue specificazioni, nonché Articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo – Diritti fondamentali: Alcune interpretazioni della Sharia prevedono pene e punizioni che violano i diritti fondamentali della persona, come la libertà di espressione, la libertà religiosa e il diritto a un giusto processo, garantiti dalla Costituzione italiana.

● Articolo 556 codice penale – Diritto di famiglia la Sharia consente la poligamia, e il ripudio unilaterale del coniuge (donna). Queste usanze sono in contrasto con i principi del diritto di famiglia italiano, che si basa sull’uguaglianza dei coniugi e sulla tutela dei diritti dei minori.

Eppure nonostante questi evidenti contrasti qualche falla nel sistema giuridico italiano si è manifestata come ha evidenziato Riccardo Galli commentando la sentenza del Tribunale Civile di Napoli, il 18 marzo 2016, nel suo articolo “Sharia a Napoli. Giudice: valide nozze con vendita e ripudio”.

Ecco di seguito e per esteso l’articolo:
“ROMA – Sharia sbarca a Napoli, la legge islamica approda sul suolo italiano attraverso una sentenza di un Tribunale Civile. Il Tribunale infatti ha stabilito che Yusuf e Osman hanno diritto al ricongiungimento familiare. Yusuf di origini somale dall’Arabia Saudita si è trasferito in Italia dove regolarmente risiede e lavora, è infatti geometra. Quindi ha chiesto alle autorità italiane il via libera al ricongiungimento con Osman, la donna sposata in Arabia Saudita il 21 febbraio 2013. E la sentenza del Tribunale ha detto:” che venga in Italia Osman, a ricongiungersi con colui con cui ha contratto “coniugio”. Il Tribunale infatti lo chiama coniugio e in questa altisonante e un po’ ermetica definizione trova ampia acqua giuridica per lavarsene le mani. Lavarsi le mani dell’altra e più importante questione. Già, perché secondo i nostri occidentali usi, costumi, valori, principi si fa gran fatica a definire Yusuf e Osman marito e moglie. Anzi non c’è fatica che tenga: buon senso, ragione, civiltà non ci stanno a definire quello tra Yusuf e Osman un matrimonio. Dica quel che vuole il Tribunale…
Le nozze tra Yusuf e Osman sono state secondo la tradizione islamica di fatto una transazione commerciale. Infatti l’uomo ha versato una cifra (duemila dollari) per acquisire la compagna. Nella transazione c’era un mediatore e garante e nella transazione è compreso il diritto di ripudio della donna da parte del maschio.
Ora mettetela come vi pare ma riconoscere queste nozze come valide in Italia sarà anche giuridicamente sostenibile ma è civilmente inaccettabile. Non si tratta di riconoscere culture altrui. Si tratta di dare cittadinanza e veste legale alla “compra” della merce moglie, di riconoscere un diritto di ingresso alla sottomissione, alla condizione di inferiorità legale di una donna nei confronti di un uomo. Si tratta, nel caso in specie, di consentire un ricongiungimento tra due persone di cui l’una in condizione quasi schiavile nei confronti dell’altra. Si tratta di dire all’uomo che ha pagato una moglie e che può se vuole ripudiarla che queste regole non si cancellano come incivili una volta in Italia.
Il Ministero degli Esteri si era opposto a questo ricongiungimento familiare, ma il giudice che ha emesso sentenza ha ritenuto che tra Yusuf e Osman fosse prevalente su ogni cosa la volontà di stare insieme. Il giudice, se le parole hanno un senso, ha visto dunque una prevalente condizione d’amore tra i due. Amore chissà con quale parametro e strumenti testato. Più prosaicamente l’avvocato di Yusuf e Osman ha chiesto un risarcimento di 20 mila euro sostanzialmente per il danno subito dai due nel dover attendere il via libera al ricongiungimento. Effettivamente questa richiesta è coerente con il tutto. Diritti della persona, eguaglianza davanti alla legge senza distinzione di sesso, laicità delle leggi e un po’ di altre cosette della nostra cultura e civiltà come dire…visto che siamo a Napoli: cornuti e mazziati.”

Ecco così sdoganata su un piatto d’argento da un giudice la Sharia.

Di seguito il commento significativo di questo fatto secondo il giornalista Riccardo Pelliccetti nel suo articolo del 19 marzo 2016:”…I buonisti e i politicamente corretti potranno finalmente gioire e ringraziare il Tribunale civile di Napoli che ha aperto la strada alla legge islamica nel nostro Paese. Non è uno scherzo, ma l’italica tradizione di non scontentare nessuno, pure a costo di andare contro la nostra cultura, la nostra tradizione, i nostri valori e anche contro i più elementari diritti dell’individuo. Di che meravigliarsi? Siamo abituati a rinnegare noi stessi….”.

Ma naturalmente non c’è solo la questione del matrimonio; si fa riferimento in particolare al principio della superiorità dell’uomo sulla donna, al marcato carattere patriarcale della famiglia, al diritto e dovere di correzione della moglie in caso di sue eventuali mancanze, all’istituto del matrimonio poligamico, al non previsto consenso della donna per il matrimonio, all’istituto del ripudio e non ultimo l’esecrando matrimonio con le spose bambine ancora in preadolescenza.

Alla luce di tutto ciò e osservando la realtà che ci circonda ci si rende conto che l’Islam, piuttosto che una mera religione, è più un sistema politico i cui fondamenti sono la Sharia e il Jihâd. Un sistema manifestamente violento che oltretutto non nasconde le sue mire di conquista globale per il raggiungimento della Umma.

Forse, anzi senza il forse, è il caso di prendere ed attuare adeguati provvedimenti perché il nostro sconsiderato buonismo, i nostri sensi di colpa, il nostro continuo flagellarci non fanno altro che spianare la strada per la realizzazione della Umma. Il Vescovo Athanasius Schneider ammette che anche la Chiesa sta correndo ai ripari dopo aver predicato con troppa complice superficialità che l’Islam ha buoni propositi: “Questa situazione è molto seria. Noi stiamo assistendo ad una invasione, loro non sono rifugiati, no questa è una invasione di massa per l’islamizzazione dell’Europa cha va avanti come minimo da 50/60 anni. Ma adesso è in massa e molto più evidente. È l’agenda della politica globale, all’ordine del giorno dei potenti del mondo, per distruggere culturalmente e religiosamente la cristianità in Europa”.

Null’altro da aggiungere a queste parole se non che l’indifferenza è complicità morale e perché ci preoccupa come sarebbe il futuro dei nostri figli e nipoti se non fronteggiassimo l’Islam.

Associazione INTENA

Bibliografia.
– I dati riportati sono stati desunti dal sito: https://corpus.quran.com che è il riferimento mondiale del corano on line (in Inglese) approvato dall’istituto – università Al Azhar del Cairo
– “La Guida per capire e discutere l’Islam politico” del CSPII Centro per lo studio dell’Islam Politico Internazionale www.cspii.org
– CSPII Research DHIMMI: Jewish and Cristian Half Slaves
– Articolo di Euro Rossi (stesso titolo) pubblicato nella rivista “Intervento nella Società” Anno XXVII n.3 (luglio – settembre 2025) Direttore Responsabile Riccardo Pedrizzi
– I testi: Stop Islam – Islam siamo in guerra- Il Corano senza veli, di Magdi Cristiano Allam
– Blog YouTube “Islam criticato” di Paola Kafira

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