LE UNITA’ ANTITERRORISMO DELL’ARMA DEI CARABINIERI

16 Marzo 2018: FONTE -Raffaele Fusilli/Stella d’Italia News

Testo e foto Raffaele Fusilli

A Napoli, terza città italiana (dopo Roma e Milano) per quantità di obbiettivi sensibili, l’impiego delle API (coadiuvate dalle SOS facenti capo al 10° Reggimento Carabinieri “Campania”) serve anche a rinforzare le misure tese a contrastare la criminalità sia comune che organizzata

Premessa

La sequenza di attentati terroristici degli ultimi anni in Europa, durante alcuni dei quali (come nel caso dell’attacco alla redazione di Charlie Hebdo a Parigi) si è verificato un vero e proprio conflitto a fuoco con utilizzo di armi automatiche ed il mutamento nella strategia dei terroristi passata dal catturare ostaggi e trattarne la liberazione al farsi saltare in aria mietendo il maggior numero di vittime possibile, ha imposto un adeguamento delle reazione da parte delle forze dell’ordine.
Nell’ambito dell’Arma dei Carabinieri, oltre ad una revisione di addestramento e dotazioni per il personale di pronto intervento dei Nuclei Radiomobile e dei Nuclei Operativi, una prima risposta è stata l’istituzione di API (Aliquote di Primo Intervento) e SOS (Squadre Operative di Supporto); le nuove unità, addestrate a fronteggiare un eventuale attacco terroristico al di fuori delle grandi città in attesa dell’arrivo del GIS, supportato dai parà del “TUSCANIA”, sono state ufficializzate dal Comandante dell’Arma, Generale Tullio Del Sette, nella conferenza stampa del Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, all’indomani della strage di Nizza.
Compiuta la metamorfosi da carabinieri impegnati soprattutto nel controllo del territorio o nella gestione dell’ordine pubblico a specialisti dell’antiterrorismo chiamati ad affrontare gli istanti immediatamente successivi ad una situazione critica quando il peggio può ancora capitare, API e SOS sono presenti nelle città a più alta concentrazione di «obbiettivi sensibili» possibile oggetto delle attenzioni del terrorista della porta accanto, quello che puntualmente, al verificarsi di quasi ogni attentato, viene descritto dai vicini come persona perbene e assolutamente insospettabile.
Istituzionalmente delegato a compiti antiterrorismo è, dal 1978, il GIS (Gruppo di Intervento Speciale) composto da personale addestrato, oltre che per compiti più propriamente militari quale l’infiltrazione a mezzo aviolancio TCL (Tecnica di Caduta Libera) anche a decine di chilometri dall’obiettivo, per delicati compiti di polizia quali EOD (Explosive Ordnance Disposal, ossia bonifica ordigni esplosivi), fast rope (discesa rapida da elicottero o edificio a mezzo canapone), liberazione ostaggi e cattura criminali su obiettivi particolari come autobus, aerei, treni.
Tuttavia pur essendo l’unità (di stanza a Livorno) in grado di spostarsi ovunque sul territorio nazionale, considerato che durante un’emergenza terroristica ogni attimo è vitale e che l’evento (attacco armato o attentato esplosivo) potrebbe costituire un diversivo tale da consentire ai criminali di portare a termine ulteriori azioni volte a colpire i soccorritori o altri obbiettivi (come avvenuto nel recente passato), la disponibilità in loco di reparti in grado di contrastare e possibilmente prevenire (a mezzo controlli mirati e pattugliamenti) la minaccia costituisce un’esigenza irrinunciabile.

Organizzazione

In quanto inserite nei Nuclei Radiomobile 112 dei Comandi Provinciali dei 16 capoluoghi in cui sono dislocate, ma il concetto è valido ovviamente anche per le due in organico agli Squadroni Carabinieri Eliportati Cacciatori di Calabria e Sardegna, la conoscenza del contesto in cui sono chiamate ad operare rende le 18 API stanziate sul territorio nazionale una risorsa nella risorsa quando si presenti la necessità di rafforzare le capacità antiterrorismo dei reparti territoriali; discorso analogo per le 13 SOS, inserite però nei Battaglioni Mobili dell’Arma, normalmente impiegati quando sia necessario un massiccio intervento di forze dell’ordine.
Tanto le API quanto le SOS sono composte da carabinieri volontari con una notevole esperienza anche in fuori area (Balcani, Iraq, Libano, Afghanistan) in grado quindi di capire ed interpretare le dinamiche terroristiche valutando caratteristiche antropometriche ed intenzioni degli aggressori e reagendo a seconda dell’ambiente circostante; la loro provenienza va dal GIS al 1° Reggimento Carabinieri Paracadutisti “TUSCANIA”, dal 7° Reggimento Carabinieri di Laives (Bolzano) al 13° Reggimento Carabinieri di Gorizia ma la maggior parte proviene dall’Arma Territoriale, ovvero dall’Organizzazione Mobile.

Addestramento

Considerati rischi e stress dell’attività che si accingono ad intraprendere, i volontari vengono sottoposti sia ad uno screening psicologico preventivo che ad un test psico-attitudinale, per valutarne la motivazione.
L’addestramento antiterrorismo delle API (coordinato da istruttori del GIS), che in precedenza si teneva presso il CoESPU – Centro di eccellenza dell’Arma per le Unità di polizia di stabilità -, ha ora luogo (come quello delle SOS) a San Pietro a Grado (PI) presso le strutture della 2ª Brigata Mobile; il corso, della durata comune di tre settimane, è suddiviso in moduli teorici (pianificazione intervento e recupero informazioni da fonti varie), previste anche lezioni di psicologia applicata, e pratici comprendenti CQB (Close Quarter Battle, ovvero tecniche di intervento all’interno di edifici) combattimento corpo a corpo, pronto soccorso operativo, operazioni counter-IED (Improvised Explosive Device) e active shooter/sniper (cecchino), tiro statico e dinamico.
Prevista poi l’acquisizione di conoscenze di anatomia e fisiologia di base utili ad evitare lesioni tanto all’operatore quanto all’aggressore pur consentendone blocco ed immobilizzazione.
La supervisione del GIS garantisce fin dall’inizio quell’amalgama indispensabile tra il personale API e gli incursori dell’Arma dei Carabinieri in termini di procedure operative e coordinamento tattico.
Al termine del corso, il personale è considerato pronto all’impiego e, al fine di mantenere la qualifica raggiunta, svolge un’attività addestrativa a cadenza mensile al proprio reparto e un “richiamo” annuale a San Pietro a Grado.

Modalità operative

Ogni API è composta da 9-14 militari (tranne che a Roma e Milano dove sono più numerose), a seconda delle dimensioni del Nucleo Radiomobile in cui è inserita, ed ha il compito di intervenire con la massima rapidità in caso di attacco terroristico multiplo ad obiettivi urbani nell’area di competenza; diversamente dai team SWAT (Special Weapons And Tactics) d’oltre Oceano specializzati in operazioni di liberazione ostaggi e cattura di pericolosi criminali, cui sono state erroneamente assimilate, le API hanno il compito di attirare l’attenzione del terrorista, “fissarlo” come si dice in gergo tecnico, distogliendolo dalla popolazione.
A tale scopo i SUV blindati Subaru Outback e Forester, dotati del sistema “Odino 3” (Operational Device for Information Networking and Observation) in collegamento costante con le centrali, sono in perlustrazione 24h su 24h con equipaggi di 3 o 4 membri delle API.
Le SOS, dipendenti dal Comando Generale che le assegna provvisoriamente al Comando Provinciale richiedente in base alle necessità, sono composte da 12 a 24 uomini e operano in team di 3-4 unità anche con più pattuglie contemporaneamente.
Riguardo l’equipaggiamento, il personale dispone di dotazioni più specifiche rispetto alle normali pattuglie di pronto intervento dell’Arma quali elmetti, giubbotti e scudi balistici, tuta OP (Ordine Pubblico), apparato radio personale e bodycam (per registrazione audio-video anche in modalità IR); quanto alle armi, oltre quelle in dotazione ordinaria (Beretta P92FS-PM12 in calibro 9) vi sono fucili d’assalto, tra cui Beretta AR 70/90 SC e ARX 160 in calibro 5,56, e mitragliette H&K MP5 in calibro 9, ma anche dispositivi non letali quali tonfa e spray urticante.
API e SOS possono cooperare con altre forze di polizia ed in particolare con le UOPI (Unità Operative di Primo Intervento) della Polizia di Stato presenti presso gli Uffici di Prevenzione Generale delle Questure delle principali città.

Considerazioni

La 18 API stanziali e le 13 SOS, dispiegabili in caso di necessità a rinforzo di qualunque Comando Provinciale, consentono al Comando Generale di disporre di uno “scudo” di prima risposta antiterrorismo versatile e configurabile secondo le necessità del momento secondo uno schema di intervento modulare, scalabile e proiettabile a diversi livelli di complessità su tutto il territorio nazionale.
Ciò è reso possibile dalla caratteristica “doppia anima” dell’Arma dei Carabinieri, Forza di Polizia di prossimità a competenza generale ma anche Forza Armata in grado di effettuare tutte quelle attività di combattimento proprie delle unità di fanteria leggera quali CQB (Close Quarter Battle) Counter Insurgency (contro guerriglia), colpi di mano, ecc..

Condividi

Commenti

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Sponsor

Articoli correlati