Estorcevano lo stipendio dei guardiani mafiosi, 7 arresti a Caltanissetta

06 dicembre 2016: FONTE – Polizia di Stato –

Sembravano normali assunzioni di guardiani con il compito di evitare furti e danneggiamenti nelle aziende agricole; si trattava invece di una forma di estorsione sulla quale ha fatto luce l’indagine condotta dalla Squadra mobile di Caltanissetta insieme agli uomini del commissariato di Niscemi.

Questa mattina i poliziotti hanno eseguito le sette ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Catania, nei confronti di altrettanti pregiudicati della zona di Niscemi, tutti accusati di associazione mafiosa ed estorsioni aggravate dalle modalità mafiose.

Dall’indagine è anche emerso che gli indagati appartengono allo storico clan Madonia di Cosa Nostra, che a sua volta fa parte del mandamento di Gela.

L’estorsione si verificava ai danni dei titolari di aziende agricole che si trovano nel territorio di Acate (Ragusa) e Niscemi (Caltanissetta).

Dopo una serie di “avvertimenti” costituiti da incendi dolosi nelle serre, danneggiamenti o furti di camion carichi di merce, ai titolari veniva fatto arrivare il messaggio che questi “incidenti” si sarebbero magicamente interrotti se le aziende avessero assunto determinate persone, appartenenti al clan, come guardiani.

All’attività investigativa, denominata “Guardian”, hanno dato un contributo anche i Carabinieri di Ragusa che hanno fornito l’elenco degli “incidenti” avvenuti nel territorio di loro competenza.

Gli “incidenti” provocati per convincere le vittime ad assumere i guardiani, all’inizio non erano mai molto gravi; in particolare, quando veniva appiccato il fuoco alle serre, gli stessi piromani avvisavano i Vigili del fuoco, perché il loro interesse era che l’attività produttiva non fosse danneggiata; anche quando veniva rubata la merce, spesso, dopo l’assunzione, questa veniva fatta ritrovare.

I guadagni dell’attività estorsiva erano quindi rappresentati dallo stipendio del guardiano regolarmente assunto, che guadagnava circa mille euro al mese, anche se a volte venivano chiesti anche prodotti agricoli in “regalo”.

L’indagine, iniziata nel 2010, si è avvalsa anche del contributo di alcuni collaboratori di giustizia, le cui dichiarazioni hanno confermato quanto stava emergendo dall’attività investigativa.

 

 

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