Operazione “China’s Wonderland” sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione all’interno di un finto centro massaggi cinese

23 Luglio 2013 – ore 16,40 : FONTE – GdF Comando Provinciale di Rimini –

All’apparenza era uno dei tanti centri massaggi gestiti da cittadini cinesi, situato su una strada molto trafficata e commerciale della città di Rimini. In realtà nascondeva povere donne, anch’esse di origine orientale, costrette a prostituirsi. Ragazze molto giovani e avvenenti, dai modi gentili e soprattutto disposte a praticare sensuali massaggi che spesso si concludevano con vere e proprie prestazioni sessuali a pagamento.

All’alba di oggi, la Guardia di Finanza di Rimini ha dato esecuzione ad un provvedimento cautelare personale e reale emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari, Dr.ssa Stefania Di Rienzo, nei confronti di un sodalizio criminale composto da due coniugi cinesi, W.S. di 43 anni e W.Z. di 41 anni, residenti a Rimini. In particolare, l’Autorità Giudiziaria ha disposto la custodia in carcere per il marito, considerato il dominus dell’attività illegale, e gli arresti domiciliari per la moglie, vera e propria maitresse del centro massaggi. La stessa autorità giudicante ha inoltre posto sotto sequestro preventivo l’immobile (del valore di oltre 300 mila euro) dove si svolgeva l’attività di prostituzione.

Le complesse attività info-investigative, coordinate dal P.M. della Procura di Rimini dott. Paolo Gengarelli, sono partite dall’osservazione di un insolito viavai di persone nelle vicinanze dell’attività commerciale oggi sottoposta a sequestro e, di contro, una scarsa emissione di documenti fiscali. I finanzieri, infatti, hanno notato che il centro era frequentatissimo ma soltanto da uomini. Le informazioni assunte dai clienti consentivano sin da subito di ipotizzare i reati di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione e chiedere al competente Giudice per le Indagini Preliminari le intercettazioni video-ambientali di quanto avveniva all’interno della struttura.

Le eloquenti immagini, suffragate dalle conversazioni ascoltate dai finanzieri della Compagnia, permettevano di provare che nel centro si consumavano rapporti sessuali anche completi e di delineare le specifiche mansioni svolte dagli indagati. Si è appurato infatti che, mentre il marito si occupava di reclutare e regolarizzare la posizione delle prostitute, la moglie gestiva gli incassi, curava i rapporti con le ragazze e risolveva le controversie con i clienti.

L’importante quadro probatorio ricostruito dalla Guardia di Finanza permetteva al Pubblico Ministero di avanzare la proposta di emissione dei provvedimenti cautelari eseguiti in data odierna.

Gli indagati dovranno rispondere del reato di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, previsto dall’art. 3 della legge 75/1958 (la cosiddetta legge Merlin).

Le indagini hanno permesso di rilevare delle irregolarità anche dal punto di vista fiscale, che verranno approfondite e contestate al termine delle attività di polizia giudiziaria.

Il provvedimento eseguito oggi giunge a conclusione di una complessa indagine che si colloca all’interno di una più ampia strategia di contrasto alle irregolarità di ogni tipo, con ovvi riflessi di natura fiscale, nel settore del wellness sulla riviera romagnola. Con particolare riferimento allo sfruttamento della prostituzione, l’attività svolta dal Comando Provinciale di Rimini si colloca, tra l’altro, quale pronta risposta repressiva alle evidenze emergenziali delineatesi in sede di Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica presieduto dal Prefetto di Rimini, Dr. Claudio Palomba.

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